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Inoltre segnalerei la definizione del Teatro Valle Occupato di Roma come l’unico luogo in Italia [...] dove si stia cercando di fare del “presente” . In primo luogo mi sfugge il legame tra le finalità dell istituzione inglese e la suddetta Compagnia dei Giovani (legame che, in fondo, sfugge anche all autrice dell articolo), che era soltanto un gruppo di giovani attori e registi che metteva in scena testi di autori a loro contemporanei, Insomma: una compagnia come ne esistono tante anche oggi. Inoltre trovo discutibile consegnare al Teatro Valle lo scettro, la primogenitura di una ricerca sul presente è una visione un po romacentrica (che si respira d altronde in tutto il pezzo ), ed è, consentitemi, un tantino provinciale. Dal mio miserabile pulpitello, segnalo che quest anno, nel cartellone del Teatro Stabile di Genova, su 40 spettacoli presentati ben 20 sono di autori che per sbaglio sono ancora vivi e tra di essi ci sono 10 italiani, tra cui la Parrella, Trevisan e, appunto, Paravidino. longchamp Pliage pas chersac longchamp pas cher E non basta. Segnalo che ormai da una decina d anni (forse di più), la stagione dello stabile genovese si chiude con una rassegna di drammaturgia contemporanea nella quale si mettono in scena testi (da quattro a sei) di diversa provenienza geografica che hanno il denominatore comune di essere stati scritti da autori che hanno suppergiù quarant anni, la data fatidica per essere considerati ancora giovani. E non basta ancora. Occorre segnalare che molti dei teatranti più importanti e nuovi del panorama nazionale si sono formati proprio alla scuola dello Stabile di Genova, e mi riferisco a Valerio Binasco, a Juri Ferrini, a Nicola Pannelli, allo stesso Paravidino, e alle numerose compagnie (Narramondo, Genk, Gloriababbi, solo per citarne alcune) che si sono formate proprio durante gli anni trascorsi alla scuola diretta dalla Messeri e, permettemi, dal mio maestro Massimo Mesciulam. Attenzione, però, non ho scritto tutta questa pedantissima pappardella per innalzare la bandiera della mia parrocchia (chissà quante altre parrocchie esistono), ma solo per segnalare che in Italia esiste da sempre una questione teatrale che è fatalmente coincidente con una questione della lingua teatrale . Ed è lì che questo articolo (che ha l ambizione di fornire uno spaccato della situazione attuale) difetta, nel non rilevare che il problema è sempre il medesimo, ovvero, al di là della latitanza delle istituzioni (mancanza che comunque mi sembra un ombrello buono per tutte le stagioni), la mancanza di un lingua teatrale nazionale. In quest ottica, nell ottica quindi di un problema della lingua (che per certi versi vale anche per la letteratura non teatrale), non è un caso che Paravidino citi tra gli autori che considera più importanti Testori, De Filippo, Fo e Scimone, la cui scrittura è fortemente connotata in senso dialettale. sac longchamp
Mi sembra uno spunto su cui riflettere. 23 gennaio 2013 alle 15:29 Fausto Paradivino dovrebbe a mio avviso smettere di spiegarsi (e di autocelebrarsi): la sua bravura ne guadagnerebbe assai. Dovrebbe anche meglio capire cosa è successo nel teatro italiano che lo ha preceduto (forse si è fatto in Italia il più bel teatro del mondo teatro che gli inglesi si sognano, al netto di Peter Brook, che però ha teatrato sostanzialmente in Francia -, da Eduardo a Carmelo Bene, a Carlo Cecchi, a Leo Perla, a Rem e Cap ecc (Fo non c entra nulla)). E dovrebbe cercare di capirlo anche l autrice dell articolo. In Italia, infatti, si è lavorato per andare oltre il vecchio testo e la vecchia drammaturgia per attori declamanti (tromboni), mediante quello che detto in sintesi si chiama scrittura scenica ciò che è servito a due generazioni di teatranti per andare oltre le vecchie cariatidi, i registi che hanno a tutt oggi in m ano gli Stabili, in compartecipazioni con gli attori tromboni (ma definire vecchie cariatidi coloro che hanno cercato di seguire le orme dei grandi innovatori del 900, russi, tedeschi e francesi, è quantomeno riduttivo ). Il fatto è che non c è niente di più vecchio che ignorare chi ci ha preceduto nell innovazione Anche perché si rischia di tornare a fare l avanguardia dei vecchi capocomici, gli attori tromboni (i Lavia e gli Albertazzi, per fare due nomi non a caso). Il citato Scimone, per esempio, si è proficuamente confrontato con Carlo Cecchi, al suo inizio; e credo abbia potuto constatare di non essere affatto avanti a lui, e al teatro contemporaneo italiano, neanche in senso drammaturgico.
- Jul 31 Wed 2013 14:48
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sac longchamp Mi sembra uno spunto su cui
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