Une fonction de sécurisation qui bloque certains types de ressources par défaut comme les scripts dans une page HTTPS contenant des sources HTTP non sécurisée. Un blocage qui permettrait de contrer les attaques de type Man-in-the-middle.Un bouton de partage fait désormais son apparition, il vise a simplifier les interactions avec les différents réseaux sociaux en permettant de partager le contenu d’une page visitée avec son réseau d’amis.Enfin, les développeurs Web disposent également d’un moniteur réseau qui leur permet d’étudier le chargement d’une page web et des éléments qui la composent.Deux bombes américaines de la Seconde Guerre mondiale sont en train d'être désamorcées à l'aéroport de Lyon-Bron, qui accueille principalement des aéroclubs etun peu d'aviation d'affaires, a annoncé mardi la préfecture."Un périmètre de sécurité de 360 mètres a été mis en place" jeudi depuis 5H00 du matin.Le survol de l'aéroport est interdit pendant la matinée et des déviations sont mises en place sur les routes voisines, détaille la préfecture. http://www.soldelongchamp.fr/
L'opération, qui consiste à désactiver le dispositif d'amorçage avant de transporterles bombes vers un site protégé pour les détruire, n'a aucun impact sur le trafic aériende l'aéroport voisin de Lyon-Saint-Exupéry.En ce 6 août, le jour de son 28e anniversaire, Bafé Gomis aurait pu exprimer son bonheur de voir ses coéquipiers de l’OL se qualifier pour le tour de barrages de la Ligue des champions. Et de quitter son club depuis 4 ans avec dignité, en remerciant les supporters, comme il est coutume de le faire. C’est tout le contraire. Discret depuis le début de son bras de fer avec les dirigeants lyonnais durant cette intersaison, l’international français n’est toujours pas parti. Jean-Michel Aulas a même affirmé que la transaction avait "capoté" avec Newcastle, pourtant d’accord depuis une semaine pour recruter l’avant-centre à hauteur de 8 millions d’euros."Je suis pessimiste. sac longchamp jacquard Ça a capoté avec Newcastle", a regretté le président des Gones, sur L’Equipe 21, mardi soir, après la victoire contre le Grasshopper de Zurich (1-0). Pour expliquer: "Il y a quelqu’un en coulisses… (il est coupé, ndlr). Des gens vont se démasquer. J’ai porté plainte auprès de la commission juridique pour déstabilisation de joueur. Certains clubs ont fait des propositions malhonnêtes et ce n’est pas rendre service à Bafé, qui est un grand homme que l'on respecte". Dépité, JMA a confié que le joueur, en fin de contrat dans un an, pouvait rester aux commandes de Rémi Garde, même si la fin du mercato devrait aboutir enfin à un départ.L'OM en perturbateur ?La situation décrite par Jean-Michel Aulas est inédite et peu claire. sac longchamp pliage à épaule large
Certes, le problème d’intermédiaires dans ce transfert est connu depuis quelques jours. La commission demandée par l'agent de l'attaquant français serait trop importante, tandis que, du côté de l'entourage de l'ancien Stéphanois, on évoque plutôt un différend sur l'indemnité de solidarité (5% du montant à reverser au club formateur) que Newcastle refuse de prendre à sa charge à la place de l'OL. Il semble désormais que d’autres clubs ont interféré sur la finalisation du transfert de Bafé Gomis à Newcastle.L’OM, intéressé par le natif de la Seyne-sur-Mer, a-t-il proposé au joueur de patienter ? C'est possible. "Il ne faut pas jouer à ce genre de choses surtout quand on est un très grand club comme Marseille", a précisé Aulas sur RMC, qui vise donc l'OM avec sa plainte auprès de la Ligue. "Ça me rappelle étrangement un certain nombre d’histoires qui se sont déroulées en France il n’y a pas très longtemps. Il y a quelques années quand j’avais eu l’infortune de croiser notre joueur fétiche, Ribéry, lors de vacances, j’avais été attaqué et j’avais dû passer devant la commission juridique", rappelle-t-il d'ailleurs.

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Sotto l influsso buddhista ho cercato di buttarlo fuori dalla mia stanza, ma al quarto o quinto tentativo fallito mi sono decisa a schiacciarlo con l infradito in dotazione con la stanza. I miei amici birmani non hanno speso una sola parola di dispiacere per i tredici bambini morti bruciati nella moschea la scorsa settimana, ma sarebbero indignati a vedermi schiacciare una zanzara sul tavolo , mi è stato riferito qualche afoso pomeriggio fa.Per affrontare questo discorso serve una breve premessa.Questa nazione chiamata oggi Myanmar (ufficialmente Republic of the Union of Myanmar) è un invenzione del colonialismo britannico. In tre guerre a metà dell Ottocento, l impero britannico ha annesso una serie di territori su cui vivevano popolazioni diverse governate da diverse amministrazioni. Quando si è trattato di negoziare l indipendenza nel 1947, il generale birmano Aung San ha messo d accordo i diversi gruppi etnici siglando il Panglong Agreement e unendo tutti i territori in una sola nazione indipendente, chiamata Union of Burma.Burma (il nome dato a questi territori dall impero coloniale britannico), Birmania (la traduzione italiana) e Myanmar (il nome dato al paese dalla giunta militare) sono tre parole che fanno riferimento al gruppo etnico Bamar. Sac Longchamp Hobo
Questo gruppo costituisce il 68% della popolazione, è per la maggioranza buddhista e si ritiene l anima del paese. La giunta che ha detenuto il potere per cinquant anni ha sempre cercato il vantaggio dell élite Bamar.A voler essere corretti, bisogna stare molto attenti a usare l aggettivo birmano, perché in molti casi è improprio.Parlare di birmani per tutta la popolazione del Myanmar è sbagliato. Quando si parla di burmese o birmani ci si riferisce ai Bamar, mentre gli Shan, i Chin, i Kachin, i Rakhine, i Kayah, i Kayin e i Mon preferiscono essere chiamati con il nome del loro gruppo etnico ed essere considerati cittadini del Myanmar, non birmani.Girava voce tra i birmani, che durante il Thingyan, o Festa dell Acqua, o Capodanno birmano, i musulmani avrebbero sostituito dell acido all acqua con cui normalmente ci si innaffia in questi giorni di festa.A giugno del 2012 si sono verificati numerosi atti di violenza contro i Rohingya, un popolo stateless che vive sul territorio del Myanmar al confine con il Bangladesh. http://www.genegaudette.net Sono generalmente identificati come musulmani e discendenti di immigrati dal Bangladesh. Durante gli scontri, sono morte molte persone (650 secondo la Burmese Rohingya Organisation UK e 78 secondo le autorità del Myanmar) e decine di migliaia sono dovute fuggire dalle loro case, spesso rase al suolo o bruciate, e dal loro lavoro.Alla fine dello scorso mese di marzo a Meiktila, nel centro del paese, ci sono stati nuovi atti di violenza in cui hanno perso la vita circa 40 musulmani e migliaia hanno perso casa e lavoro. Reuters ha riportato che un monaco buddhista è stato aggredito mentre viaggiava in motorino e bruciato vivo da cinque musulmani. Le violenze si sono diffuse in altre città e sono state fermate grazie all istituzione della legge marziale e del coprifuoco. Negli stessi giorni a Yangon è andata a fuoco una moschea che ospitava numerosi bambini. 13 sono morti tra le fiamme. sac longchamp Pliage pas cher
Dal punto di vista di molti birmani *, i musulmani in Myanmar non sono rispettosi delle regole che vigono nel paese che li ospita. Alcuni di loro sono di etnia Cinese Hui, altri sono Indiani e Pakistani, altri ancora sono Rohingya e infine ci sono i birmani musulmani, convertiti tra il IX e il XIV secolo dalla stessa ondata di commercianti Indiani e Arabi che ha diffuso l Islam nel sud della Thailandia e in Malesia.Molti birmani buddhisti sono allarmati (e alcuni lo sono sinceramente) perché credono che i musulmani abbiano in progetto di rovesciare la millenaria storia buddhista del loro popolo per trasformare il Myanmar in un paese musulmano.Durante gli anni della dittatura, la giunta è ricorsa più e più volte alla provocazione di scontri interni al paese per giustificare la propria durezza e mantenere il potere. La popolazione musulmana, insieme ad altre, ha subito queste azioni. Azioni che, oltre alla distruzione, hanno diffuso forti pregiudizi, sempre pronti a essere sfruttati in caso di bisogno.Ciò che i birmani buddhisti proprio sembrano non percepire è che, salvo i più sfortunati e stateless Rohingya, questi musulmani che temono sono cittadini del Myanmar come loro.

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Quando capisce di essere stato preso per i fondelli, però, decide di vendicarsi: ammazza i genitori del bulletto, li trita, e li serve sotto forma di hamburger all’ignaro adolescente. Che, quando si rende conto di avere fatto merenda con la carne dei suoi, scoppia in lacrime: Cartman ha avuto sua vendetta.Nella puntata successiva tutto è tornato come prima. Cartman è il chiattone bastardo di sempre, che fa la vita di sempre, e lo stesso vale per tutti gli altri personaggi. Non è successo nulla.Alla fine della prima serie di Mad Men, Peggy Olsen partorisce un bambino di cui fino a un momento prima ignorava (voleva ignorare) la presenza nel suo stesso ventre. Onde salvaguardare reputazione e carriera, lo abbandona. longchamp pas cher
A un certo punto Don Draper va a trovarla in ospedale: “Tutto questo non è mai accaduto,” le dice. “Ti stupirà quanto non sia mai accaduto.” Questo pezzo è uscito su IL.A metà degli anni Novanta, David Foster Wallace (1962-2008) fu spedito da Harper s in crociera di lusso: ne venne fuori un saggio che è ormai un classico della non fiction americana, Una cosa divertente che non farò mai più (minimum fax, 1998). Con abbondanza postmoderna di dettagli si raccontava il divertimento forzato della vacanza tutto compreso, e il senso di morte che l autore sentiva aleggiare nella nave.Una puntata dei Simpson uscita quest anno, e intitolata A totally fun thing that Bart will never do again, celebra quel saggio mandando i Simpson in crociera. È una crociera iperbolica: la nave è così grande da poter ospitare a poppa delle montagne russe, e così sofisticata da offrire ai vacanzieri sessioni di Lego Architecture con Rem Koolhaas. Sac à Main Longchamp Pliage Pubblichiamo un testo di Alessandro Romeo sulle narrazioni reticolari.di Alessandro RomeoL’evento che durante gli anni zero ha riappacificato, almeno sotto il profilo estetico e per un totale di circa sette ore, la generazione degli adolescenti dinoccolati di allora e quella dei propri genitori imbolsiti, è stata l’uscita nelle sale dei primi tre episodi di Star Wars, prequel dei tre episodi usciti negli anni Settanta.La particolarità del prequel è quella di conoscerne il finale. Ciò che conta, diversamente dal solito, non è come andrà a finire la storia ma come si arriverà all’esito che già conosciamo. Tutto, nei prequel, concorre a costituire le premesse della storia vera e propria, quella in cui ci siamo identificati tempo prima e che ha dato inizio a tutto. È una bella sensazione. Non solo perché regala la facile illusione di poter prevedere il corso degli eventi con conseguente, ovvio, cortocircuito derivato dal fatto che il futuro di quello che hai visto nel prequel è già stato visto nel passato -, ma anche per la capacità di dare spessore al rapporto che si è venuto a creare tra noi e i personaggi. Sac Longchamp Portefeuilles
Pubblichiamo un articolo di Alessandro Romeo, uscito su «inutile», sui libri nelle serie tv.di Alessandro RomeoBilly Parrott lavora alla Battery Park Library di New York, nella sezione Arti figurative. È uno di quei bibliotecari bravi, che amano a dismisura il proprio mestiere e che, fosse per loro, catalogherebbero anche gli appunti che gli studenti lasciano sul tavolo a fine giornata. Nella vita di tutti i giorni ama l’ordine, la completezza, i libri e Mad Men; quattro cose che nel settembre 2010 sono confluite in un’unica, semplice idea: utilizzare il blog ufficiale della Battery Park Library per compilare con l’aiuto dei lettori l’elenco di tutti i libri che compaiono nella sua serie tv preferita.Questo pezzo è uscito su Vice.Mi trovo a pranzo con Alessandro Piperno di sabato, in un ristorante dei Parioli ben riscaldato, a tema oro-verde-legno molto autunnale, famoso per il suo tiramisù destrutturato e per le famiglie bionde che lo frequentano come fosse casa loro. Piperno è vestito con uno dei suoi completi da Sherlock Holmes, non ricordo bene quale, ma comprende sempre una pipa, una giacca comoda, degli occhiali, e colori da cucina inglese.

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Con l’attribuzione alla Fondazione della duplice competenza su beni immobili e collezioni il governo è apparso consolidare la fuorviante distinzione tra “tutela” e “gestione” e svilire le funzioni pubbliche di custodia, pure previste dalla Costituzione. Esistono garanzie che gli obiettivi scientifici e didattici risultino vincolanti anche in futuro? Inoltre: è ammissibile che il problema della riqualificazione delle competenze pubbliche sia ancora una volta tralasciato? Un convegno organizzato dall’Associazione Bianchi Bandinelli ha da poco richiamato l’attenzione sull’emergenza in cui versano le professioni della tutela. Scavi archeologici e campagne di catalogazione sono affidate a giovani precari mentre crescono collaborazioni esterne con società prive di personale qualificato. Nel seguente articolo uscito ieri contemporaneamente sul New York Times e su Repubblica, Roberto Saviano usa 14 volte la parola banche, 10 la parola banca, 8 la parola capitali. Sottolinea i punti nel testo dove questo accade, e se sei un bravo solutore scopri se accanto a ognuna di queste o altre occorrenze simili, ci siano dei nomi propri.Mafie, i padroni della crisidi Roberto SavianoI capitali mafiosi stanno traendo profitto dalla crisi economica europea e, più in generale, dalla crisi economica dell Occidente, per infiltrare in maniera capillare l economia legale. Eppure i capitali mafiosi non sono solo l effetto della crisi globale, ma anche e soprattutto la causa, perché presenti nei flussi economici sin dalle origini di questa crisi. longchamp Pliage
Nel dicembre 2009, il responsabile dell Ufficio Droga e Crimine dell Onu, Antonio Maria Costa, rivelò di avere le prove che i guadagni delle organizzazioni criminali fossero l unico capitale d investimento liquido che alcune banche avevano avuto a disposizione durante la crisi del 2008 per evitare il collasso. di Alessandro Leogrande Raccolgo qui, a mo di diario, tre articoli sulla “questione Taranto” scritti in questi giorni per il “Corriere del Mezzogiorno”. Sono riflessioni certamente non esaustive. Tuttavia sono convinto che una discussione complessa su come coniugare diritto al lavoro e diritto alla salute, “cosa” e “come” produrre e non solo “quanto” produrre, “come” [...] Verrà presentato stasera in anteprima al cinema Farnese di Roma (sono previsti due spettacoli: uno alle 20. longchamp Pliage pas chersac longchamp pas cher 30, l altro alle 22.30) «Mare chiuso», il film inchiesta di Andrea Segre e Stefano Liberti sui respingimenti in mare a danno di profughi africani operati dal governo italiano tra il 2009 e il 2011 in seguito agli accordi presi dal nostro ex Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, con il generale Gheddafi. In questi pochi anni i profughi africani respinti in Libia dalla marina e dalla polizia militare italiana sono circa duemila, tra questi ovviamente anche uomini e donne che avevano diritto ad asilo politico.Il film racconta la vicenda di alcuni cittadini eritrei, etiopi, somali e libici respinti nella primavera di tre anni fa dopo un’operazione di salvataggio in alto mare. A bordo vi erano anche donne e bambini e, dopo un ordine arrivato per telefono, il barcone è stato fatto virare e tutte queste persone sono state rispedite in Libia e consegnate nelle mani dell esercito di Gheddafi. Questo articolo-inchiesta di Alessandro Leogrande è uscito per «Saturno», l’inserto culturale del «Fatto Quotidiano». Una nuova forma di depressione si aggira per l’Europa: si chiama “Sindrome italiana”. sac longchamp
Non riguarda la schizofrenia della finanza o il pericolo di una nuova recessione. La sindrome che prende il nome dal Belpaese colpisce i lavoratori, o meglio le lavoratrici, più invisibili: le badanti provenienti dall’Est. I primi ad accorgersene sono stati due psichiatri di Ivano-Frankivs’k, città di duecentomila abitanti nell’Ucraina occidentale, profondamente segnata dalle tragedie del Novecento. Nel 2005, Andriy Kiselyov e Anatoliy Faifrych intuiscono che due donne in cura nel loro reparto presentano un quadro clinico diverso dagli altri. Sintomi che hanno imparato a riconoscere in anni di attività (cattivo umore, tristezza persistente, perdita di peso, inappetenza, insonnia, stanchezza, e fantasie suicide) si innestano su una frattura del tutto nuova, che mescola l’affievolirsi del senso di maternità con una profonda solitudine e una radicale scissione identitaria. Quelle giovani madri non sanno più a quale famiglia, a quale parte dell’Europa appartengano, come se un’antica armonia si fosse all’improvviso spezzata. Durante la puntata di In Onda del 20 novembre 2011 Ignazio La Russa commenta un monologo di Ascanio Celestini.

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Attivo sin dal 1968, ha pubblicato oltre venti libri. Le sue vignette compaiono ogni giorno con successo sul principale quotidiano spagnolo, El País, e sono tradotte in tutto il mondo (in Italia sono pubblicate ogni settimana da Internazionale). A febbraio minimum fax pubblicherà la raccolta Vignette per una crisi. El Roto (pseudonimo di Andrés Rábago García) è il più popolare vignettista spagnolo. Attivo sin dal 1968, ha pubblicato oltre venti libri. Le sue vignette compaiono ogni giorno con successo sul principale quotidiano spagnolo, El País, e sono tradotte in tutto il mondo (in Italia sono pubblicate ogni settimana da Internazionale). A febbraio minimum fax pubblicherà la raccolta Vignette per una crisi. longchamp Pliage
Questo pezzo è uscito su Orwell. (Immagine: Abelardo Morell.)Oggi si fa una gran discussione intorno alla non-fiction. Qual è il confine tra giornalismo e letteratura? È possibile individuare una linea di demarcazione o piuttosto una terra di mezza al cui interno, a sua volta, prendono corpo percorsi differenti tra loro? Fino a che punto è consentito attraversare i confini? Dove si colloca l io in tutto questo (l io che osserva, l io che agisce, l io che narra)? Grande è la confusione sotto il cielo, specie in Italia, tanto che converrebbe mettere un po di ordine nel discorso. foto di Roberto BeaniLa casetta a due piani si trova sopra la sponda di un fiume. Una ventina di metri più in alto si snodano i tornanti asfaltati di una strada di montagna. Ogni tanto arriva una donna, stringe le mani attorno al guardrail, dove una scala di ferro posticcia scende verso il fiume, e grida il nome di sua figlia:“Sara! Saraaaa Mi senti? Dove sei?”. longchamp Pliage pas chersac longchamp pas cher Sara − nome di fantasia − è una delle tante ragazze e ragazzi che ogni giorno, scesa la scala e un sentiero dirupato, tornano alla casa sul fiume. Non è raro che Sara, dopo aver cenato in veranda, si fermi a dormire su di una delle tre, quattro brandine attrezzate nella zona notte. Così come altri passano la notte in altre capanne, cannicci e baracche edificati negli ultimi anni lungo le due sponde del fiume. La zona si trova a pochi chilometri da un celebre tratto di costa italiana e si anima della presenza di decine di persone, tra i 12 e i 40 anni, nel periodo tra giugno e settembre. Trattandosi di costruzioni abusive, mi è stato chiesto di non aggiungere altre indicazioni. Al di là della definizione di abusivo, che getta una luce parziale ed iniqua sul lavoro creativo di questa piccola comunità, si può comunque affermare che la casa appartiene al genere delle architetture spontanee. Come gli igloo, i trulli, le tende mongole o le edicole religiose costruite, in Sud America, con le lattine di coca cola. sac longchamp
Qualche mese fa ero a un incontro di aggiornamento per gli insegnanti di materie umanistiche nel liceo. In una sala convegni gigantesca, eravamo in seicento a sentire Guido Baldi del famoso manuale Giusso-Baldi, che discettava su come insegnare meglio letteratura al liceo: usate la narratologia, esortava, educate secondo una didattica strutturalista questi ragazzi di oggi che non leggono niente, non sanno nulla e stanno tutto il giorno a rincretinirsi coi videogiochi . A quella sala d insegnanti che applaudivano in modo sperticato Baldi, ben contenti di sentirsi superiori moralmente ai ragazzi di oggi che spendono centinaia d ore davanti a una consolle, vorrei dedicare questa piccola recensione del migliore saggio di poetica (ossia, se vogliamo, dell arte di inventare mondi) che ho letto quest anno un libro che non soltanto è capace di aggiornare meglio di Baldi quanto scritto da Greimas o Genette o ovviamente da Roger Caillois nella sua teoria dei giochi, ma anche di tracciare una mappa del presente spingendosi fino ai confini estremi di quella che potremmo definire immaginazione collettiva. di Diego VitaliCi sono libri che affrontano questioni centrali con tesi provocatorie ma in qualche modo centrate, se non fosse che arrivano alle loro conclusioni partendo da premesse sbagliate.Nel suo ultimo pamphlet, Senza trauma (Quodlibet) Daniele Giglioli sostiene una tesi che ha fatto discutere: l’onnipresenza del trauma nelle scritture contemporanee, come dispositivo metaforico del tutto svuotato di consistenza, immaginato ma privo di un vero rapporto con la realtà. Da qui deriva una perdita di contatto, un’incapacità della letteratura di mordere davvero la realtà, rifugiandosi nel folle e paradossale inseguimento del reale, la “Cosa” che, secondo Lacan, non può essere simbolizzata, afferrata, detta. Ci si tuffa in un immaginario fatto di estremo e di pulp, un pastiche dai confini slabbrati e paludosi in cui tutto si immerge e si confonde.

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di Diego BertelliNel 1931 un trasloco fornì a Walter Benjamin l’occasione per un breve scritto intitolato Ich packe meine Bibliothek aus. Eine Rede über das Sammeln (Spacchettando la mia bilioteca. Un Discorso sul collezionare). Si tratta di un brano che invita il lettore a condividere «lo stato d’animo, niente affatto elegiaco, teso e ansioso piuttosto» che i libri «suscitano in un autentico collezionista»; l’apertura della scatole contenenti i volumi, la gioia segreta di un ritrovamento, «la lieve noia dell’ordine» che a breve seguirà: sono tutte sensazioni rivelatrici di un legame più che mai intimo tra il soggetto e l’oggetto in questione.Benjamin non lo nasconde: una riflessione sul collezionismo è, prima di tutto, autobiografia; anzi, l’«esame delle diverse modalità di acquisizione dei libri» diviene il solo modo di razionalizzare le emozioni e fa da «argine contro la piena dei ricordi che si riversa su qualsiasi collezionista quando si occupi dei suoi tesori». Da un tale atteggiamento «teso e ansioso» emerge allora un piacere assimilabile a quello di un erotismo sottile, palpitante, che coinvolge l’esistenza del collezionista e indulge a «un rapporto oltremodo enigmatico con la proprietà». Che si tratti di un corpo o di un libro, l’oggetto di un vero desiderio rimane oscuro e incomprensibile a colui che tenta di esercitare un controllo su di esso. longchamp Pliage
A dicembre è uscita la nuova edizione di Pazzi scatenati Usi e abusi dell editoria, stavolta per Tic, una minuscola casa editrice che pubblica un libro e mezzo l anno e si finanzia vendendo parole magnetiche. O qualcosa del genere. Non mi trovo molto a mio agio a parlare del libro ma un paio di frasi sono nella condizione di doverle proprio mettere insieme. E sia: per me Pazzi scatenati è uno scritto sulla vanità, sull illusione e sulle «odiose velleità» (per dirla con Marco Montanaro) che regolano tanta parte della filiera editoriale. Circostanze che hanno portato un abbondante sezione della filiera medesima a prostrare una generazione di precari, dal canto loro correi di partecipare alla giostra – anche questi si sono illusi col sudore dei loro anni migliori di poter cambiare qualcosa. Non era vero, non era possibile, o almeno quasi mai. Ammesso che il libro un merito ce l abbia è quello di parlare di queste cose con una certa levità. longchamp Pliage pas chersac longchamp pas cher minima moralia mi offre l onore di proporre qualche pagina dalla nuova edizione. Discorrendone un po si è pensato di prendere uno stralcio da un capitolo sui nuovi media. In particolare nel brano qui sotto si parla degli scan ripper, una delle misconosciute figure che popolano il panorama della cometa che (forse) stravolgerà il mercato del libro che conosciamo oggi.Nel business editoriale ci sono solo due attori ad avere il futuro garantito: i lettori e gli autori, a cui paghiamo il 70 per cento dei diritti. Tutti gli altri devono lavorare per assicurarsi un futuro. L’ecosistema che ruota intorno al libro dovrà adattarsi al nuovo e per farlo bisogna sforzarsi di creare valore aggiunto. Non si vince mai se si combatte contro il futuro: il futuro vince sempre. sac longchamp
Jeff BezosIl capo di Amazon, Jeff Bezos, ci mette in guardia: «Il futuro vince sempre». E una delle partite che il futuro propone al mercato del libro è quella della pirateria e delle nuove formule di fruizione artistica. Lo abbiamo visto con la musica, abitudini come quella del peer-to-peer, la pratica di scaricare file piratati su Internet, fanno presto ad attecchire. Un passo avanti si fa quando si riconosce che in realtà chi si scarica i file altri non è se non un cliente a cui è negato un servizio. Quale? La possibilità di scaricarsi film, musica, libri – non tanto senza pagare – ma in modo libero e senza avere ogni volta l’onere di dover spendere per un prodotto che ancora non conosce. Perché ormai ci siamo abituati a questa possibilità. Questo pezzo è uscito su IL.

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Essere lì, dentro, eppure non esserci.Non credo neanche di poterne parlare.(Raymond Carver)Il racconto non è solo una narrazione breve, è una narrazione incompleta. Comincia dopo che qualcosa è già accaduto, finisce quando qualcos’altro deve ancora accadere: lascia fuori un bel pezzo della storia, e certe volte quello che resta fuori è perfino più importante di quello che c’è dentro. Il racconto, diceva Grace Paley, è un punto di domanda. Il romanzo ha l’ambizione di rispondere, di contenere tutto se non proprio tutto il mondo almeno tutto un mondo di costruire per noi una casa in cui abitare: alla fine chiuderemo la porta su un luogo che ci ha accolti per un po’ di tempo, e che conosciamo bene. Il racconto è piuttosto una finestra sulla casa di qualcun altro (o come in una poesia di Carver, “Chiudersi fuori e poi cercare di rientrare”, è una finestra su casa nostra quando abbiamo dimenticato le chiavi). longchamp pas cher
Da fuori possiamo solo indovinare che cosa c’è dentro, farci un’idea della vita di chi ci abita, riflettere su quante cose non sappiamo. Confessare che non ne sappiamo quasi niente: il racconto è insieme una resa (non provo neanche a scrivere questa storia per intero, perché sarebbe un fallimento) e una sfida (ma ne scrivo un pezzo: tu sei capace di immaginare il resto?).Something glimpsed, qualcosa di intravisto ma anche, nel senso arcaico del termine, qualcosa di illuminato per un istante è una definizione che a Carver piaceva molto. Come accendere e spegnere la luce in una stanza buia, o cogliere una scena da un treno in corsa. C’è nel racconto una reticenza ad andare oltre i gesti, i volti, gli oggetti, tutto ciò che può essere catturato con gli occhi, benché debbano essere occhi molto buoni. Forse per questo Cortàzar l’ha paragonato a una fotografia. Anche una foto ha dei confini ben precisi: è limitata nello spazio dall’inquadratura (che stabilisce che cosa sta dentro al racconto e che cosa rimane fuori) e nel tempo dall’istante dello scatto (che spacca la storia in due, anzi a ben vedere in tre: un prima, un dopo e un adesso). Sac à Main Longchamp Pliage Ma se la fotografia è efficace, guardandola abbiamo la sensazione di superare quei confini, intuiamo cosa è appena successo e restiamo a domandarci cosa accadrà subito dopo.È esattamente quello che dovrebbe fare un buon racconto, dice Cortàzar: ritagliare un frammento della realtà, fissandogli determinati limiti, ma in modo tale che quel ritaglio agisca come un’esplosione che apra su una realtà molto più ampia. Il fotografo e lo scrittore di racconti si vedono obbligati a scegliere e a circoscrivere un’immagine o un avvenimento che siano significativi; che siano capaci di agire sullo spettatore o sul lettore come una specie di “apertura”, di fermento che proietti l’intelligenza e la sensibilità verso qualcosa che va molto oltre l aneddoto contenuto nel racconto.Una delle mie foto preferite è questa. Siamo nel 1910 o giù di lì: in una casa in riva al lago Michigan, un medico bianco chiede a un indiano che gli deve un favore (il medico ha curato la sua squaw dalla polmonite) di venire a spaccare dei tronchi portati dalla corrente. È legname di qualche segheria, che si è staccato dal carico durante il trasporto e probabilmente nessuno verrà più a cercare. Il medico dà per scontato di poterlo usare come legna da ardere. Sac Longchamp Portefeuilles
Ma l’indiano, che è un pigro, rissoso ubriacone, pulisce uno dei tronchi dalla sabbia e osserva il marchio della segheria stampato a fuoco, e lo mostra ai suoi compagni e al medico per ricordargli che anche lui, pur credendosi un grand’uomo, quando nessuno lo vede è un ladro come tutti gli altri. L’indiano ci ride su. Il medico invece si infuria. Litigano, per poco non fanno a botte. Infine il medico lo manda via e torna verso casa con un passo nervoso (si vedeva dalla schiena che era arrabbiatissimo). Per calmarsi si mette a pulire il suo fucile, ha una breve discussione con la moglie sulla necessità di dominare il proprio spirito, se ne va con il figlio Nick a cacciare scoiattoli.Hemingway la chiamava teoria dell’iceberg.

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Da giorni i commentatori più attenti e acuti vanno sottolineando sui giornali e sui blog della rete la portata di questa straordinaria novità, provano a ricercarne le cause, ipotizzano le conseguenze per il futuro più immediato della vita della Chiesa. Quasi tutti perlustrano il torbido panorama del cielo (e degli oscuri corridoi) del Vaticano alla ricerca della goccia che avrebbe fatto traboccare il vaso della pazienza di un papa già allo stremo delle forze, molti provano a farsi psicanalisti (come il Moretti di Habemus Papam) per rintracciare i segni di uno smarrimento interiore del papa di tipo esistenzial-psicologico, alcuni più papisti del papa stesso vedono in questa scelta la prova di un coraggio che non può non essere stato inspirato dallo Spirito Santo in persona “per il bene della Chiesa”. Questo pezzo è uscito sul n. 23 di alfabeta2, con il titolo Contro l’economia della creatività. La cultura davvero non si mangia. (Immagine: libretto d istruzioni della Lettera 22.)di Christian Caliandro e Fabrizio FedericiLe retoriche della creatività e la cultura in Italia. longchamp pas cher
 “Gli italiani sono il popolo più creativo del mondo”: quante volte abbiamo sentito pronunciare questa frase, da decine di politici e giornalisti del Belpaese? Ma le cose non stanno proprio così. Chi pensa e dice una cosa del genere, con ogni probabilità non sa nulla del mondo del 2012 e neanche degli ultimi venti-trent’anni. Con ogni probabilità, possiede un’idea piuttosto asfittica della produzione e della fruizione culturale. Un’idea totalmente autoreferenziale e autocelebrativa della cultura e della creatività, pochissimo proiettata verso lo spazio esterno – e persino verso quello interno. Il contesto italiano dell’ultimo trentennio, infatti, è riuscito a generare (tra gli altri incredibili risultati) quello che è un vero unicum nella storia culturale recente dell’Occidente: una forma acuta e perniciosa di dissociazione dalla realtà e dal mondo esterno, di vera e propria schizofrenia. Si fa raccontare e adotta un’altra verità rispetto a quella effettiva. Un’altra identità. Sac à Main Longchamp Pliage È, questa, una strana forma di autoriflessività, che non contempla affatto il riconoscimento di sé: piuttosto, implica la perdita di se stessi. L’oblìo. Purtroppo, la maggior parte delle produzioni e delle narrazioni culturali attuali (romanzi, film, opere d’arte, fiction televisive, discorsi pubblici), anche se per fortuna non la totalità di esse, non fa che confermare questo stato di cose. In occasione del bicentenario dell uscita della prima edizione del primo volume delle fiabe dei fratelli Grimm pubblichiamo un articolo di Emilia Zazza uscito su Orwell. (Immagine: Fabian Negrin.)di Emilia ZazzaSe c è una cosa che i bambini non sopportano è che si faccia loro la morale. “( ) quello che i bambini non afferrano e che scivola via dalla loro mente, lo capiranno in seguito, quando saranno pronti ad apprenderlo. Sac Longchamp Portefeuilles
È così che avviene ogni vero insegnamento che innesca e illumina tutto ciò che era già presente e noto( )”. È il 1813 e a parlare non è un pedagogo visionario dell epoca, ma un filologo, Jacob Grimm, autore, con il fratello Wilhelm, della famosa raccolta di Fiabe, forse la più famosa al mondo, che in una lettera, immediatamente prima, si chiedeva: “Le fiabe per i bambini sono mai state davvero concepite per i bambini? Io non lo credo affatto e non sottoscrivo il principio generale che si debba creare qualcosa di specifico appositamente per loro”. Con queste parole Jacob interveniva, a sostegno del fratello, in una discussione suscitata dalla pubblicazione della prima edizione del primo volume del loro Kinder und Hausmärchen, avvenuta nel 1812,  seguita poi nel 1815 dal secondo volume. Questo pezzo è uscito su Orwell.“Lei non m’interessa. Un uomo non può rivolgere queste parole a un altro uomo senza commettere crudeltà e ferire la giustizia”.Inizia così La persona e il sacro, momento estremo della riflessione religiosa e filosofica (e politica) di Simone Weil a Londra, parte di un gruppo di saggi scritti nei suoi ultimi mesi di vita – quel 1943 che fece dell’Europa la voragine del mondo – e ora portato meritoriamente da Adelphi nelle librerie italiane.

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Per capire se si tratta di letteratura o meno io faccio questa cosa qua. Vedo se tra le pagine ci sono spazi bianchi, luoghi in cui io possa sviluppare, parallelamente a quello che mi dice l’autore, la mia interpretazione del mondo; punti di contatto che mi permettano di portare le sue parole nella mia vita. Solo così quel romanzo diventa altro, e diventa qualcosa di fondamentale per me, non un orpello, un accessorio, un esercizio di stile, ma una roba vitale, di essenziale importanza; diventa qualcosa che si mischia alla mia voce, al mio vissuto.Qualcuno potrebbe dirmi “ma allora per te la letteratura è un pretesto, in fondo non te ne frega niente di quello che leggi, ti interessa solo riempire di senso quelle pagine bianche che hai dentro e contribuire a dare un senso alla tua di vita”. Il fatto è che c’è da stare attenti con le parole, perché le parole parlano parole, e nelle parole ci sono mondi. Sono ambigue, le parole. Per questa loro natura ci incantano. sac longchamp Pliage pas cher
Pretesto è ciò che viene prima del testo, e sta a significare, etimologicamente, “fregio, ornamento”, così come testo non è altro che il participio passato di tessere. Poi, solo poi, queste parole significano rispettivamente scusa e scritto (Zingarelli).Comunque, se qualcuno mi dicesse “ma allora per te la letteratura è un pretesto, in fondo non te ne frega niente di quello che leggi, ti interessa solo riempire di senso quelle pagine bianche che hai dentro e contribuire a dare un senso alla tua di vita”, gli risponderei che ha ragione, che per come la vedo io il teatro, la letteratura e gli appuntamenti degli innamorati non sono altro che pretesti per vivere. Mica è poco. 10 maggio 2013 alle 17:02 Che bello.Che bello leggere un articolo (sia su blog o su carta stampata) scritto per bene.Si per bene , come dicevano le mamme o le maestre elementari di una volta ai bambini. sac longchamp Pliage soldes Sa di pulito, di fresco, di onesto, di ottimismo, di verità.E poi, cosa di non poco conto nella realtà di oggi, l autore ha l ardire, ma soprattutto le capacità, di saper giocare con le parole, di saperle mescolare, senza confondere il lettore.Usando una metafora, mi è parso come un valzer di parole, con il proprio ritmo, la propria melodia bella e incantevole.Che bello leggere di un teatro, quasi dimenticato ma mai morto, oggi di nuovo in vita. Di un teatro (mi è sembrato quasi di esserci) fatto di persone, di luoghi, di tutto un quartiere. Lo verrò a visitare.Grazie, ce ne fossero di autori per bene come Lei. sac longchamp soldes
Che bello.A.di Christian Raimo pubblicato mercoledì, 12 dicembre 2012 Aggiungi un commento (Immagine: una scena di Mulholland Drive di David Lynch.) Credevo di poter descrivere uno stato, fare una mappa dell afflizione. Invece l afflizione si è rivelata non uno stato, ma un processo. Non le serve una mappa ma una storia, e se non smetto di scrivere questa storia in un punto del tutto arbitrario, non vedo per quale motivo dovrei mai smettere. Ogni giorno c è qualche novità da registrare.

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Inoltre segnalerei la definizione del Teatro Valle Occupato di Roma come l’unico luogo in Italia [...] dove si stia cercando di fare del “presente” . In primo luogo mi sfugge il legame tra le finalità dell istituzione inglese e la suddetta Compagnia dei Giovani (legame che, in fondo, sfugge anche all autrice dell articolo), che era soltanto un gruppo di giovani attori e registi che metteva in scena testi di autori a loro contemporanei, Insomma: una compagnia come ne esistono tante anche oggi. Inoltre trovo discutibile consegnare al Teatro Valle lo scettro, la primogenitura di una ricerca sul presente è una visione un po romacentrica (che si respira d altronde in tutto il pezzo ), ed è, consentitemi, un tantino provinciale. Dal mio miserabile pulpitello, segnalo che quest anno, nel cartellone del Teatro Stabile di Genova, su 40 spettacoli presentati ben 20 sono di autori che per sbaglio sono ancora vivi e tra di essi ci sono 10 italiani, tra cui la Parrella, Trevisan e, appunto, Paravidino. longchamp Pliage pas chersac longchamp pas cher E non basta. Segnalo che ormai da una decina d anni (forse di più), la stagione dello stabile genovese si chiude con una rassegna di drammaturgia contemporanea nella quale si mettono in scena testi (da quattro a sei) di diversa provenienza geografica che hanno il denominatore comune di essere stati scritti da autori che hanno suppergiù quarant anni, la data fatidica per essere considerati ancora giovani. E non basta ancora. Occorre segnalare che molti dei teatranti più importanti e nuovi del panorama nazionale si sono formati proprio alla scuola dello Stabile di Genova, e mi riferisco a Valerio Binasco, a Juri Ferrini, a Nicola Pannelli, allo stesso Paravidino, e alle numerose compagnie (Narramondo, Genk, Gloriababbi, solo per citarne alcune) che si sono formate proprio durante gli anni trascorsi alla scuola diretta dalla Messeri e, permettemi, dal mio maestro Massimo Mesciulam. Attenzione, però, non ho scritto tutta questa pedantissima pappardella per innalzare la bandiera della mia parrocchia (chissà quante altre parrocchie esistono), ma solo per segnalare che in Italia esiste da sempre una questione teatrale che è fatalmente coincidente con una questione della lingua teatrale . Ed è lì che questo articolo (che ha l ambizione di fornire uno spaccato della situazione attuale) difetta, nel non rilevare che il problema è sempre il medesimo, ovvero, al di là della latitanza delle istituzioni (mancanza che comunque mi sembra un ombrello buono per tutte le stagioni), la mancanza di un lingua teatrale nazionale. In quest ottica, nell ottica quindi di un problema della lingua (che per certi versi vale anche per la letteratura non teatrale), non è un caso che Paravidino citi tra gli autori che considera più importanti Testori, De Filippo, Fo e Scimone, la cui scrittura è fortemente connotata in senso dialettale. sac longchamp
Mi sembra uno spunto su cui riflettere. 23 gennaio 2013 alle 15:29 Fausto Paradivino dovrebbe a mio avviso smettere di spiegarsi (e di autocelebrarsi): la sua bravura ne guadagnerebbe assai. Dovrebbe anche meglio capire cosa è successo nel teatro italiano che lo ha preceduto (forse si è fatto in Italia il più bel teatro del mondo teatro che gli inglesi si sognano, al netto di Peter Brook, che però ha teatrato sostanzialmente in Francia -, da Eduardo a Carmelo Bene, a Carlo Cecchi, a Leo Perla, a Rem e Cap ecc (Fo non c entra nulla)). E dovrebbe cercare di capirlo anche l autrice dell articolo. In Italia, infatti, si è lavorato per andare oltre il vecchio testo e la vecchia drammaturgia per attori declamanti (tromboni), mediante quello che detto in sintesi si chiama scrittura scenica ciò che è servito a due generazioni di teatranti per andare oltre le vecchie cariatidi, i registi che hanno a tutt oggi in m ano gli Stabili, in compartecipazioni con gli attori tromboni (ma definire vecchie cariatidi coloro che hanno cercato di seguire le orme dei grandi innovatori del 900, russi, tedeschi e francesi, è quantomeno riduttivo ). Il fatto è che non c è niente di più vecchio che ignorare chi ci ha preceduto nell innovazione Anche perché si rischia di tornare a fare l avanguardia dei vecchi capocomici, gli attori tromboni (i Lavia e gli Albertazzi, per fare due nomi non a caso). Il citato Scimone, per esempio, si è proficuamente confrontato con Carlo Cecchi, al suo inizio; e credo abbia potuto constatare di non essere affatto avanti a lui, e al teatro contemporaneo italiano, neanche in senso drammaturgico.

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Non è feroce forse, ma crudelmente umano.Per il resto, continuo a seguire e apprezzare l autore, anche se da Sabato in poi lo faccia con meno entusiasmo. 29 maggio 2013 alle 02:01 sinceramente,secondo me ian mc ewan è mediamente una via di mezzo tra un paperback anglosassone da edicola anni 80,e qualche scrittore europeo piu annoso rifinitoson stato troppo cattivo? Gloria Gaetano scrive: 29 maggio 2013 alle 15:06 Anch io ricordo i belissimi libri di McEwan, soprattutto i racconti e Espiazione, in cui scrive un vero romanzo .. Ma Miele anch io l ho dimenticato. E grave dimenticare un romanzo, è il segno che un autore non ha più niente da dire. E non è solo un imborghesimento, perchè i libri e i romanzi sono scritti quasi sempre per una borghesia colta, che legge e sa scegliere. http://www.genegaudette.net
No, ma perchè, già in Sabato, dove racconta del suo trasloco nei quartieri alti, della noia di vedere le strade invase da manifestanti, è divenuto un uomo ricco, di successo ( e lui stesso ne è consapevole)., che non ha voglia di perdere tempo, che desidera tornare nella sua bella casa, dai suoi figli che lo gratificano , belli, efficienti da esibire come must. E questo l imborghesimento di cui si parla? E l adesione , l appiattimento di persone che scelgono un way of life, che non hanno passioni nè curiosità per gli altri . E un diventare egocentrici, capaci solo di autogratificarsi. Così muore uno scrittore, di apatia. di omologazione, di eccessiva moderazione.Da Miele in poi non lo leggerò più. sac longchamp Pliage pas cher 30 maggio 2013 alle 17:06 @lepaginestrappate ciao, grazie dei tuoi commenti, non sapevo di Fofi e della sua critical, leggerò. Sono d accordo con te che uno scrittore cambia, e deve cambiare, come cambia l essere umano che scrive, nel caso di McEwan che anche io ho amato e studiato molto in passato, secondo me è cambiato male. Rimane bravissimo, abilissimo, acuto, rimane un bravo scrittore, ma si è trasferito dalla parte dell establishment. Questo non vuol dire assolutamente che uno scrittore di destra non sia bravo per me, ma che nel caso suo, l imborghesimento ha creato esiti più generalmente più scialbi. Con l eccezione di Espiazione, che è un libro bello, e infatti è stato molto copiato.Sul secondo punto, certo, è chiaro che il cadavere a pezzi non è per forza più forte , la mia era una semplificazione, un po parossistica. E una critica non tanto a lui, Ian McEwan, ma alle politiche editoriali che puntano sempre alla gradevolezza. sac longchamp Pliage soldes
Il fatto che lui abbia detto in un intervista che avrebbe preferito non scrivere quella scena perché ha allontanato lettori a me ha fatto rabbrividire e pensare che ormai anche gli scrittori ragionano come gli editori. Come dice @Gloria Gaetano così poi uno scrittore rischia di morire di eccessiva moderazione. Speriamo di no.C è una vecchia barzelletta che fa così. Ci sono due tizi che s incontrano, uno è molto triste, così l altro gliene chiede il motivo. Sai, è morto mio nonno . Mi dispiace ma aveva una certa età? .

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I ballerini di Yung-Li Dance che danzano la relatività di Einstein, quelli di Cedar Lake che ballano il decostruzionismo di Jacques Derrida, il New Chamber Ballet che usa Stockhausen per mettere in scena un triangolo amoroso, la Trisha Brown Dance Company che fa ballare le opere di Robert Rauschenberg. Questi ballerini possono ballare qualsiasi cosa, mi dico.La mia educazione sentimentaleSe dovessi scrivere una lista delle cose che hanno contribuito alla mia educazione sentimentale, ai primi posti ci sarebbe Saranno famosi, la serie tv. Avevo circa tredici anni e guardavo e riguardavo sempre le stesse puntate cercando di capire chi volevo essere. Lì dentro cercavo il mio futuro. Poi alla fine vinceva sempre Coco. Vinceva nelle puntate in cui ballava. sac longchamp
Vinceva sempre perché ballava. Io volevo essere Coco Hernandez, volevo ballare e volevo abitare a New York. Ora di anni ne ho quarantuno, non sono Coco Hernandez, non faccio la ballerina, a New York ci abito ogni tanto, guardo ininterrottamente spettacoli di danza. È la mia educazione sentimentale che me lo impone. Fortunatamente. E poi mi fermo. Potrei scrivere di danza all’infinito. longchamp pas cher Potrei guardare danzare all’infinito. Potrei danzare all’infinito. Dice Leonard Cohen, Dance Me To The End of Love. Dico io, la soluzione sta nella danza. Qualunque cosa voglia dire. 7 marzo 2013 alle 17:13 Tiziana Lo Porto scrive sempre così bene delle cose che le piacciono Non ero mai stata attratta da NY, ma ora che ci passerò vicina cercherò di andarci, soltanto per questo pezzo e quello sul Maysles Cinema, che mi hanno fatto intravedere la possibilità che ci sia un modo anche per me di innamorarmi della città. Grazie. Sac à Main Longchamp Pliage
7 marzo 2013 alle 20:19 grazie a te!! vedrai che new york ti piacerà moltissimo, è un mondo a sé pieno di bellezza carlotta stefanin scrive: 8 marzo 2013 alle 23:30 Raccontaci noi ti seguiamo e guardiamo attraverso i tuoi occhi gli inestricabili moti della inqueta NYci mandi in un brodo di giuggiole 9 marzo 2013 alle 17:22 Ciao Tiziana,ho vissuto a NYC e studiato danza lì i tuoi racconti mi hanno ricatapultata improvvisamente in un mondo che mi fa sentire viva grazie mi hai davvero emozionata!minima moralia è una rivista culturale on line che si propone di mettere a disposizione, e condividere con chi legge, articoli, contributi e riflessioni quanto possibile interessanti su letteratura, cinema, arte, teatro, politica, società.È nata nell estate del 2009 con l intento di creare un luogo pubblico di incontro. Siamo partiti dalle basi di un dibattito in atto da anni tra chi gravita intorno alla casa editrice minimum fax (o che in qualche modo la considera uno dei propri interlocutori) con la speranza di andare al di là dell occasione editoriale, cercando di coinvolgere un numero sempre più ampio di lettori.E i lettori che seguono e sostengono minima moralia ne hanno fatto in poco tempo uno dei blog culturali italiani più consultati della Rete.Sul fatto se sia un blog o una rivista o altro ancora, la questione non è pacifica tra i suoi stessi componenti.La redazione di minima moralia è a cura di Valentina Aversano.Se volete saperne di più, trovate un intervista a Nicola Lagioia e Francesco Pacifico qui.

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